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Che cosa sono le obbligazioni?

Titoli di debito, obbligazioni e bond sono tutti termini che definiscono la stessa tipologia di strumenti finanziari. In questa guida scopriremo che cosa sono le obbligazioni e quali sono le loro caratteristiche.

Che cosa sono le obbligazioni?

Come abbiamo accennato, le obbligazioni sono anche dette titoli di debito. Questi titoli funzionano come un prestito. Un soggetto che ha bisogno di un finanziamento può emettere titoli di debito, che saranno acquistati dagli investitori. L’emittente riceve così un prestito di denaro, e dovrà restituire agli investitori, ad una data prestabilita, l’importo ricevuto più un’altra somma, che prende il nome di interesse. L’interesse è solitamente calcolato come una percentuale del valore nominale (l’importo preso in prestito), e rappresenta la remunerazione che spetta al prestatore.

Facciamo un esempio. Il soggetto A emette un’obbligazione dal valore di 100 euro, a scadenza un anno, con un tasso di interesse del 10%. Il soggetto B acquista l’obbligazione: i 100 euro pagati vanno nelle tasche di A. Un anno dopo, A dovrà restituire il prestito di 100, a cui si sommeranno gli interessi. Questi corrispondono al 10% del valore nominale, quindi ammontano al 10% di 100 euro, cioè 10 euro. A verserà quindi a B un totale di 110 euro, di cui 100 rappresentano la restituzione del prestito, e 10 una ricompensa a B per aver rinunciato ai suoi 100 euro per un anno. B ha acquistato il titolo di debito per fare un investimento: rinunciando ai propri 100 euro, ne ha ricevuti 110 l’anno successivo. Le obbligazioni sono scambiate sui mercati obbligazionari, sui quali ci soffermeremo più avanti.

Le caratteristiche di un bond

L’esempio appena fatto permette di capire che cosa sono le obbligazioni in via generale. Tuttavia, i titoli di debito possono essere molto diversi tra loro. Vediamo quali sono gli aspetti in cui possono differire

Emittente

La prima grande distinzione riguardo le obbligazioni riguarda l’emittente, che può essere uno Stato oppure una società. Nel primo caso si parlerà di titoli di Stato, nel secondo di obbligazioni societarie o corporate bonds. È assolutamente normale che uno stato possa avere bisogno di un finanziamento: in tal caso può emettere titoli di debito per coprire il proprio fabbisogno finanziario. Così facendo si crea il cosiddetto debito pubblico. I BOT, i BTP o i CTZ, sono tutti esempi di titoli di Stato italiani. I corporate bond vengono invece emessi dalle aziende, e rappresentano solamente uno dei modi in cui queste possono raccogliere le risorse di cui hanno bisogno per crescere.

Scadenza

I titoli di debito, che siano statali o societari, possono avere scadenze molto diverse fra di loro. Per scadenza si intende il tempo che intercorre tra il giorno di emissione del bond e quello del rimborso. Le scadenze delle obbligazioni possono essere molto diverse tra loro: si va da un minimo di tre mesi per alcuni titoli di stato, come certi BOT italiani, fino a 30 anni ed oltre.

Rimborso

Solitamente, le obbligazioni vengono rimborsate alla scadenza, in un’unica soluzione. Può però essere previsto anche un rimborso a rate, in cui periodicamente viene rimborsata una porzione del valore nominale. Inoltre, esistono un’infinita varietà di bond più complessi, con le caratteristiche e le modalità di rimborso più disparate. Un esempio è quello delle obbligazioni societarie convertibili, che consentono al possessore, se vuole, di convertirle in azioni della società emittente, a una data prefissata.

Rendimento

Il valore che viene rimborsato alla scadenza di un titolo di debito è detto valore nominale. Oltre al valore nominale che viene rimborsato a scadenza, a chi detiene un bond spetta anche una remunerazione. Tale remunerazione può assumere varie forme ed è influenzata da molteplici fattori. Il valore che esprime il rendimento totale di un bond è il cosiddetto tasso di interesse, espresso in forma percentuale. Le obbligazioni possono essere emesse a un prezzo iniziale superiore, inferiore o uguale al valore nominale rimborsato a scadenza. Si parlerà di emissione sopra la pari nel primo caso, sotto la pari nel secondo, alla pari nel terzo.

Titoli con cedole

Solitamente, il detentore di un titolo di debito riceve periodicamente (normalmente una o due volte all’anno) una somma di denaro. Questa somma è detta cedola, e si ottiene moltiplicando il valore nominale per il tasso cedolare, che può essere fisso oppure variabile. In quest’ultimo caso il suo andamento segue quello di un tasso di riferimento. Per esempio, chi acquista un’obbligazione decennale dal valore nominale di 1000 euro e dal tasso cedolare del 10%, ha diritto a ricevere il 10% di 1000 euro, pari a 100 euro, una volta all’anno, e 1000 euro di rimborso alla scadenza.

Zero-coupon bond

In alternativa, obbligazioni a scadenza più breve (solitamente fino ad un massimo di due anni) possono non prevedere una cedola. Questi titoli sono detti zero-coupon bond (ZCB), che tradotto significa obbligazioni a cedola zero. In questo caso, al momento dell’acquisto, verrà versato un importo minore del valore nominale (emissione sotto la pari). Il rendimento dipende dalla differenza fra prezzo e valore nominale. Immaginiamo un’obbligazione da 1000 euro di valore nominale, con scadenza un anno e interesse del 10%. Chi la acquista dovrà versare 909 euro. A scadenza l’emittente dovrà restituire 909 euro, più il 10% di 909 euro, che equivale a circa 91 euro, per un totale di 1000, cioè il valore nominale.

Rendimento complessivo

Il rendimento complessivo di un titolo di debito dipende dalla differenza tra prezzo e valore rimborsato, e dalle eventuali cedole. Il rendimento complessivo è espresso dal tasso di interesse, mentre il tasso cedolare definisce semplicemente il valore delle cedole come una frazione del valore nominale. Nel caso di un bond che stacca cedole, emesso alla pari, il tasso di interesse e quello cedolare coincidono.

Rischio

Tra i fattori che determinano il rendimento dei titoli di debito, il più rilevante è il rischio. Il rischio principale di un’obbligazione è che l’emittente non sia in grado di rimborsarla. Perciò il rendimento sarà maggiore se  si ritiene improbabile che un emittente riesca a ripagare i creditori. I titoli di Stato sono generalmente considerati più sicuri dei corporate bond, e per questo offrono rendimenti minori. Tuttavia, anche tra gli Stati alcuni sono reputati più affidabili di altri. Per esempio, al momento i bond italiani sono ritenuti meno sicuri di quelli tedeschi. La differenza tra i rendimenti dei titoli decennali italiani e tedeschi è quello che viene comunemente detto spread. Maggiore è lo spread, minore è la fiducia che gli investitori hanno nell’Italia. Per l’Italia questo è un problema perché, nel momento in cui vuole emettere obbligazioni per finanziarsi, deve pagare interessi maggiori.

Il rating

Per indicare il rischio di un bond esiste il meccanismo del rating. Il rating è una valutazione che indica la capacità dell’emittente di rimborsare l’obbligazione. Il rating è emesso da società specializzate, dette agenzie di rating. Tra queste, le principali sono Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch. Un rating alto indica che i titoli di debito sono considerati sicuri. Questo si traduce ovviamente in un minor rendimento per gli acquirenti. A seconda del rating, i bond si dividono in “investment grade” e “non investment grade”. I primi sono ritenuti sicuri. I secondi sono detti anche “junk bonds” (obbligazioni spazzatura), e presentano un rendimento potenziale più alto ma sono più rischiosi. Per ogni agenzia, esiste un rating che fa da confine: ad esempio, le obbligazioni che ottengono un rating inferiore a BBB- da Standard & Poor’s sono considerate junk bonds.

Durata

L’altro grande fattore che influenza il rendimento delle obbligazioni è il tempo. A parità di altre condizioni, infatti, i bond a scadenza più lunga offrono generalmente rendimenti annui maggiori rispetto a quelli con scadenza più breve. Prendiamo come esempio due titoli di Stato italiani, emessi nella prima metà del 2020: un BOT con scadenza a un anno e un BTP trentennale. Il primo offre come rendimento uno 0,072%, il secondo un 3,129% annualizzato.

Negoziazione dei titoli di debito

Finora abbiamo immaginato che gli investitori che abbiano comprato un bond lo detengano fino a scadenza. Tuttavia, le obbligazioni possono essere negoziate. Esistono due tipologie di mercati per i bond: i mercati valutari, per quelli a scadenza inferiore ai 12 o 18 mesi, e i mercati obbligazionari veri e propri dove sono scambiate i titoli a durata maggiore. In entrambi i mercati, milioni di operatori comprano e vendono bond ogni giorno. La dinamica del rendimento dei titoli di debito scambiati sui mercati è piuttosto complessa. Oltre ai meccanismi illustrati prima, ci sono almeno altri due fattori da tenere in considerazione.

Variazione dei tassi di interesse

Generalmente, i tassi di interesse variano nel tempo. I tassi di ciascuno strumento finanziario seguono l’andamento di un tasso di riferimento, fissato dalle Banche Centrali. Semplificando molto, le Banche Centrali possono modificare i tassi di riferimento: li abbassano per stimolare un’economia debole e li alzano se l’economia cresce eccessivamente e si crea troppa inflazione.

Una variazione del tasso di riferimento della Banca Centrale influisce sul rendimento delle obbligazioni presenti sul mercato. Come mai avviene ciò? Senza entrare troppo nei dettagli, al variare del tasso di riferimento, variano nella stessa direzione anche i tassi di rendimento delle obbligazioni che le società emetteranno in futuro. Se il rendimento delle nuove obbligazioni di un determinato emittente, a parità di durata, offre un rendimento diverso rispetto a quelle vecchie, queste ultime dovranno subire una variazione di prezzo perché il loro rendimento si allinei a quelle nuove.

Facciamo un esempio. Uno Stato emette un’obbligazione decennale alla pari, con un tasso cedolare del 6%. L’anno successivo la Banca Centrale alza il tasso di riferimento, e lo stesso Stato emette nuove obbligazioni decennali, ma con un tasso cedolare dell’8%. Qualunque investitore preferirebbe acquistare i nuovi bond. La domanda per i vecchi titoli cala e di conseguenza crolla anche il prezzo. Si arriva ad un punto di equilibrio in cui il rendimento complessivo dei bond vecchi e di quelli nuovi coincidono. Infatti, le nuove obbligazioni offrono cedole maggiori, mentre quelle vecchie compensano le cedole minori con un prezzo più conveniente.

Relazione tra tassi di interesse e prezzi

Appare chiara quindi la relazione inversa tra prezzo dei bond e tassi di interesse. Quando questi ultimi salgono, i prezzi delle obbligazioni presenti sul mercato calano, perché le nuove obbligazioni offrono un rendimento maggiore. Al contrario, se i tassi si abbassano, le vecchie obbligazioni offrono un rendimento maggiore rispetto alle nuove. Di conseguenza, il loro il prezzo salirà. Per coloro che detenevano bond prima dell’aumento dei tassi la situazione è ideale: potranno rivenderli ad un prezzo superiore a quello pagato. Bisogna infine sottolineare che un aumento dei tassi di interesse danneggia gli investitori che pensano di vendere titoli di debito prima della loro scadenza, perché i prezzi si abbassano. Un investitore che ha intenzione di detenere bond fino alla data in cui verranno rimborsati, invece, non subirà alcun danno da un aumento dei tassi, dal momento che il valore rimborsato a scadenza sarà lo stesso.

Tempo

Un altro fattore che influisce sul prezzo dei titoli di debito è il tempo. A parità di tasso di interesse, con il passare del tempo il prezzo delle obbligazioni tende ad avvicinarsi al valore di rimborso. Perciò se il prezzo di emissione è inferiore al valore di rimborso, il prezzo salirà con il passare del tempo, mentre se il prezzo è superiore al valore nominale, esso tenderà a calare. Il motivo è semplice. Nel caso in cui il prezzo fosse inferiore al valore nominale, una parte della remunerazione dipende proprio da questa differenza. Man mano che passa il tempo, il detentore verrà ricompensato dall’aumento del prezzo del titolo, oltre che da eventuali cedole. Nel caso opposto di titoli emessi sopra la pari, la progressiva diminuzione del prezzo viene invece compensata da cedole più abbondanti.

Rischio percepito

L’ultimo grande fattore che determina il prezzo di mercato dei bond è il cambiamento della percezione del rischio. Così, notizie negative oppure un abbassamento del rating da parte di un’agenzia possono far aumentare il rischio percepito dal mercato nei confronti dell’emittente. Alcuni investitori vorranno vendere i propri titoli, ma gli acquirenti saranno disposti a pagare un prezzo minore, che li ricompensi adeguatamente per il maggior rischio. Ovviamente, in presenza di buone notizie o di aumenti del rating accade esattamente l’opposto.

Abbiamo visto che cosa sono le obbligazioni, da cosa dipende il loro rendimento e come vengono negoziate. I titoli di debito sono strumenti relativamente stabili. Sono perciò adatti a investitori che ricercano un investimento poco volatile e non sono alla ricerca di un rendimento particolarmente elevato. Possono anche essere utili per compensare le brusche variazioni di prezzo di strumenti più aggressivi, come le azioni, all’interno di un portafoglio.

ATTENZIONE. QUESTA GUIDA HA UNO SCOPO PURAMENTE INFORMATIVO. FINANCENTRAL E L’AUTORE NON SONO CONSULENTI FINANZIARI E QUANTO DESCRITTO NON RAPPRESENTA IN ALCUN MODO UN CONSIGLIO DI INVESTIMENTO. INVESTIRE RICHIEDE CONOSCENZA E COMPORTA IL RISCHIO DI PERDERE UNA PARTE O TUTTO IL PROPRIO CAPITALE.

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