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Lo short selling: guadagnare quando il prezzo di uno strumento scende

Chiunque sa che è possibile guadagnare con la compravendita di strumenti finanziari. Che siano azioni, obbligazioni, ETF o commodities, acquistando strumenti e rivendendoli ad un prezzo più alto è possibile portare a casa dei profitti. Ovviamente la cosa non sempre è facile, ma il concetto di base è molto intuitivo. Molte meno persone sanno che è possibile guadagnare quando il prezzo di uno strumento finanziario scende. In questa guida parliamo di uno dei metodi meno complessi per trarre profitto dal calo del prezzo di uno strumento finanziario: lo short selling. Dopo aver visto che cos’è lo short selling, analizzeremo quali vantaggi presenta e quali sono i suoi fattori di rischio.

Vendere un titolo e ricomprarlo a un prezzo più basso

Quando si acquista un titolo, sperando di venderlo ad un prezzo più alto, si apre una posizione long (o lunga, in italiano). Questo è il modo più intuitivo per guadagnare in Borsa: comprare oggi uno strumento e rivenderlo quando il suo prezzo è maggiore. Una posizione short (o corta) permette di applicare lo stesso meccanismo in maniera speculare. Shortare (aprire una posizione short) permette infatti di vendere all’istante un titolo che non si possiede, per acquistarlo in seguito ad un prezzo minore. Il termine short selling in italiano viene tradotto anche come vendita allo scoperto, proprio per indicare che si vende qualcosa che non si possiede.

Facciamo l’esempio di cosa sarebbe successo shortando le azioni di Carnival Cruislines (NYSE:CCL), una società letteralmente massacrata dall’epidemia del 2020. Il 19 febbraio 2020 le azioni Carnival Cruislines erano scambiate a circa 43 dollari l’una. Dal giorno successivo, il titolo ha subito un crollo vertiginoso, perché è apparso evidente che le compagnie di crociere avrebbero subito un’interruzione del loro business. All’inizio di aprile, le azioni Carnival hanno raggiunto il prezzo minimo, per poi tornare lentamente a risalire (per ora). Un investitore che avesse shortato la società il 19 febbraio avrebbe incassato 43 dollari ad azione, per poi chiudere la propria posizione short acquistando le azioni a circa 8 dollari all’inizio di aprile. In questo modo avrebbe di fatto comprato le azioni a 8 dollari per rivenderle a 43, traendo un profitto di 35 dollari. È però fondamentale sottolineare che il momento della vendita ha preceduto quello dell’acquisto.

Come funziona lo short selling?

Ma come funziona esattamente la vendita allo scoperto? Com’è possibile vendere qualcosa che non si possiede? Sostanzialmente lo si prende in prestito da un altro soggetto. Chi shorta un titolo lo prende in prestito da un altro investitore. In questo modo può venderlo senza averlo acquistato prima. Per chiudere la posizione dovrà effettivamente comprare il titolo sul mercato e riconsegnarlo al proprietario. Nella stragrande maggioranza dei casi, è il broker (l’intermediario che permette di negoziare i titoli) a gestire il meccanismo della vendita allo scoperto. Un investitore aprirà semplicemente una posizione short, e il broker gli consegnerà i titoli presi in prestito da un altro soggetto che li possiede. Quest’ultimo non dovrebbe nemmeno accorgersene, e nel momento in cui volesse vendere i titoli il broker dovrebbe consentirglielo. Per evitare che un investitore non sia in grado di chiudere una posizione short, i broker richiedono spesso delle garanzie di liquidità.

Quando può essere utile vendere allo scoperto

Da quanto descritto, è evidente l’importanza del meccanismo dello short selling. La possibilità di poter guadagnare quando il prezzo di un titolo cala può essere utile principalmente in due contesti.

Speculazione

Il primo ambito in cui si usa lo short selling è chiaramente quello speculativo. In questi casi, si scommette su di un ribasso dei prezzi per ottenere un profitto. In quest’ottica non vi è nessuna differenza rispetto a una posizione speculativa long. Il classico esempio di short selling speculativo si ha quando si vende allo scoperto un’azione che si ritiene sopravvalutata oltre ogni limite immaginabile.

Copertura delle perdite

Anche per un investitore di lungo periodo, non abituato a speculare, una posizione short può essere utile. In questo caso, la vendita allo scoperto può essere un utile strumento di copertura (hedging) da un crollo. Si pensi a un investitore che temeva un crollo del mercato a febbraio del 2020. Aprendo una posizione short, i guadagni ottenuti avrebbero compensato le perdite dovute al crollo. Se il mercato non fosse crollato, la posizione short avrebbe causato una perdita, che sarebbe però stata compensata dal buon andamento del portafoglio dell’investitore.

Rischi dello short selling

Se è vero che lo short selling presenta indubbiamente dei vantaggi, bisogna sottolineare che è un meccanismo estremamente rischioso e poco adatto a investitori principianti. La vendita allo scoperto, infatti, anche se utilizzata a scopo di copertura, rimane comunque uno strumento fortemente speculativo. Perciò, vediamo quali sono i fattori che lo rendono particolarmente rischioso.

Rischio di perdite ingenti

Il principale rischio della vendita allo scoperto è che il potenziale guadagno è limitato, mentre la possibile perdita è potenzialmente infinita. Il prezzo minimo della maggior parte degli strumenti finanziari è 0, e non esiste un prezzo massimo. Quando si compra per esempio un’azione, nel peggiore dei casi si perde l’imposto investito, mentre se le cose vanno bene si può moltiplicare varie volte l’investimento iniziale. Per lo short selling avviene esattamente il contrario. Se si shorta un’azione che costa 10 dollari e il suo prezzo va a 0 si guadagnano 10 dollari. Non è possibile guadagnare di più. Se però la stessa azione va a 500 dollari per qualsiasi motivo, la perdita subita sarà di 490 dollari.

Un esempio lampante di questo meccanismo sono le azioni di Tesla (NASDAQ:TSLA). La società è sempre stata considerata sopravvalutata, ma finora tutti quelli che hanno provato a venderla allo scoperto hanno subito perdite pesantissime. Se aveste shortato Tesla a gennaio 2020, credendola sopravvalutata a 85 dollari ad azione, a gennaio 2021 avreste dovuto sborsare oltre 800 dollari ad azione per chiudere la posizione. Come disse infatti il celeberrimo economista John Maynard Keynes, “I mercati possono rimanere irrazionali più a lungo di quanto tu possa rimanere solvibile”.

Short squeeze

Strettamente collegato a quest’ultimo punto è il rischio di uno short squeeze. Abbiamo detto che per chiudere una posizione short è necessario acquistare un titolo. Quando un grande numero di investitori apre posizioni short sullo stesso titolo si rischia che la massiccia chiusura delle stesse provochi un aumento anomalo del prezzo del titolo. Questo fenomeno è chiamato short squeeze. Per chiudere le loro posizioni, alcuni short sellers iniziano ad acquistare il titolo, spingendone il prezzo al rialzo. Altri short sellers, vedendo un improvviso aumento di prezzo, si affrettano a loro volta a chiudere le proprie posizioni, acquistando il titolo e facendone salire ulteriormente il prezzo. Questo meccanismo si ripete, e a volte può far salire il prezzo di un titolo a dismisura, causando perdite irreparabili a chi aveva shortato il titolo stesso.

Un enorme short squeeze si è recentemente verificato sulle azioni GameStop (NYSE:GME), che dal minimo di 2,8 dollari di aprile 2020 sono arrivate a 20 il 12 gennaio 2021, per poi schizzare sopra i 340 dollari nel giro di due settimane. Questa risalita incredibile del prezzo delle azioni GameStop ha provocato perdite mastodontiche ai venditori allo scoperto che non hanno chiuso rapidamente le proprie posizioni.

Commissioni e margin call

Oltre al rischio di una perdita illimitata, un altro elemento da tenere in considerazione quando si effettua uno short-selling sono le commissioni di scoperto, anche dette shorting fees. Generalmente, infatti, il vostro broker può farvi pagare commissioni piuttosto alte per effettuare una vendita allo scoperto. Il solo mantenere aperta una posizione corta a lungo può erodere significativamente i vostri guadagni. Inoltre, se le vostre perdite su posizioni corte diventassero troppo alte potreste incorrere in una margin call. Questo avviene quando il broker ritiene troppo rischiosa una posizione short che avete assunto e vi chiederà di versare più denaro come garanzia. Nel caso in cui non lo faceste, esso sarebbe autorizzato a chiudere la vostra posizione, costringendovi a realizzare la perdita.

Altri strumenti ribassisti

Abbiamo quindi visto che cos’è lo short selling e come permette di guadagnare quando il prezzo di un titolo cala. Abbiamo analizzato il meccanismo in base a cui funziona, quali sono i suoi vantaggi e quali gli elementi che lo rendono particolarmente rischioso.

Bisogna però ricordare che esistono altri strumenti che consentono di guadagnare se il prezzo di un titolo crolla. Molto utilizzati per effettuare operazioni ribassiste sono i derivati, come futures, opzioni e CFD. In particolare, questi ultimi sono piuttosto semplici, perché il loro prezzo segue esattamente quello di un altro strumento, come un’azione, un indice o una materia prima. Inoltre, i CFD permettono di sfruttare la leva finanziaria, amplificando guadagni e perdite. Infine, anche gli ETF short permettono guadagnare in un mercato ribassista. Questi permettono di aprire posizioni corte su un indice di riferimento. Gli ETF short sono concepiti per effettuare operazioni in giornata, perciò non ha senso mantenerli in portafoglio più a lungo. Se non sapete che cosa sia un ETF, ne abbiamo parlato qui. Prima di intraprendere un’operazione al ribasso, è chiaramente necessario conoscere tutti questi strumenti, così da poter capire quali sono i più adatti alle proprie esigenze.

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