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Gli indici azionari

Che cosa sono gli indici azionari?

È possibile individuare uno strumento che rifletta il valore, la profittabilità e le aspettative di un’intera economia o di un settore economico? Proprio a questo scopo sono stati creati gli indici azionari. Un indice azionario misura l’andamento nel tempo di un paniere di azioni, selezionate in modo da rappresentare un’economia o un settore. Un indice è calcolato come una media aritmetica dei prezzi delle azioni che lo compongono. Per questo motivo non ha un valore di per sé: ciò che conta è la sua variazione nel tempo, che permette di osservare l’andamento dell’economia o del settore rappresentato.

Nel breve periodo un indice è solitamente molto sensibile a notizie ed eventi significativi, come le elezioni, la diffusione di dati economici o accadimenti inaspettati. Per esempio, in seguito all’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, il Dow Jones, uno dei principali indici azionari americani, ha perso oltre il 14% in una settimana. Questo crollo rifletteva la sensazione di enorme insicurezza e vulnerabilità percepita negli Stati Uniti, e in generale nel mondo. Nel lungo periodo, tuttavia, la performance di un indice è normalmente più stabile, e tende a seguire l’andamento dell’economia di riferimento.

Che cosa possono rappresentare gli indici azionari?

Come accennato, azioni che compongono un indice sono selezionate in modo da tracciare l’andamento di un’economia o di un settore. Perciò, è possibile classificare gli indici in base all’oggetto che intendono rappresentare. Esistono innumerevoli criteri utilizzati per comporre gli indici azionari, ma quelli più comuni, nonché i più utili, sono i seguenti.  

Indici nazionali

Gli indici nazionali includono le azioni delle società più grandi e importanti di un Paese. Gli indici nazionali più importanti e conosciuti sono sicuramente il Dow Jones Industrial Average  e lo Standard and Poor’s 500. Il primo, conosciuto semplicemente come Dow Jones o soltanto Dow, include le azioni di 30 tra le più grandi società degli Stati Uniti. Il secondo, indicato anche come S&P 500 o soltanto S&P, include invece 500 importanti società americane, perciò è considerato più adatto a rappresentare il mercato nella sua interezza. Pressoché ogni Paese è dotato di almeno un indice azionario. A titolo di esempio indichiamo il FTSE Mib per l’Italia, il CAC 40 per la Francia, il FTSE 100 per il Regno Unito e il Nikkei per il Giappone

Indici regionali

Gli indici regionali rappresentano la performance delle azioni di una determinata area geografica. Per esempio, esistono indici riguardanti l’Europa, i Paesi sviluppati o quelli emergenti. Esistono anche indici mondiali, che rappresentano il mercato azionario globale.

Indici di mercato

Altri indici raggruppano le azioni negoziate su uno stesso mercato azionario, o su un gruppo di mercati. Tra questi indici indichiamo il NASDAQ 100, che include 100 titoli scambiati sul NASDAQ, uno dei due principali mercati azionari degli Stati Uniti insieme al New York Stock Exchange (NYSE). Il NASDAQ 100 si distingue da un indice nazionale come l’S&P 500 in quanto include solamente azioni negoziate sul NASDAQ, escludendo quelle scambiate sul NYSE.

Indici di settore

Gli indici di settore racchiudono le azioni delle società che operano in un determinato settore. Si va da indici che tracciano settori tradizionali, a quelli che rappresentano settori nuovi o molto specifici.  Questi indici possono essere utili per tracciare l’andamento dell’intero settore di riferimento nel tempo, senza che ci sia bisogno di valutare la performance dei singoli titoli che lo compongono. A loro volta, gli indici settoriali possono essere mondiali, regionali o nazionali.

Indici di sostenibilità

Questi indici, chiamati anche Sustainability Indexes, raggruppano i titoli delle società che soddisfano determinati criteri di sostenibilità e responsabilità sociale (i cosiddetti criteri ESG). Si tratta perciò di indici che prendono in considerazione l’eticità delle aziende, focalizzandosi sulla sostenibilità ambientale piuttosto che sul rispetto dei diritti umani.

La ponderazione di un indice azionario

Il valore di un indice è pari alla media ponderata dei prezzi delle azioni che lo compongono. Per questo motivo è necessario comprendere come vengono ponderati i singoli titoli all’interno dell’indice. In altre parole, bisogna capire che peso ha ciascuna azione nella composizione di un indice. Intuitivamente, se per esempio il prezzo di un’azione aumenta del 10%, la variazione del valore dell’indice dipenderà da quanto “conta” quell’azione all’interno dell’indice stesso. Infatti, i pesi dei vari titoli all’interno di un indice possono essere molto diversi da loro. Come per la composizione, esiste una vastissima gamma di criteri di ponderazione per gli indici azionari. Elenchiamo ora quelli utilizzati per gli indici più importanti.

Indici equally-weighted

In questi indici, ciascun titolo ha lo stesso peso, pari a 1/n, dove n è il numero totale di titoli. Quindi, in un indice equally weighted di 100 azioni, ciascuna azione avrà un peso dell’1% (1/100). Questi titoli non riflettono la diversa importanza delle società in un’economia o in un settore, perciò sono poco utilizzati.

Indici capitalization-weighted

Questi indici calcolano il peso di ciascun titolo in base alla capitalizzazione, ossia il valore di mercato dell’intera società. Tale valore si ottiene moltiplicando il prezzo di una singola azione per il numero totale di azioni emesse dalla società. Dunque, maggiore è la capitalizzazione di un’azienda, maggiore è il suo peso all’interno dell’indice. Il pregio di questo criterio è quello di dare più risalto alle società più grandi, che si presume abbiano un’importanza maggiore rispetto alle più piccole. Tuttavia, questo tipo di ponderazioni può anche dare vita a distorsioni, dal momento che alcune aziende giganti possono assumere un rilievo eccessivo, influenzando l’andamento dell’indice intero. Per esempio, nel già citato S&P 500, che raccoglie 500 tra le più grandi aziende negli USA, le 5 società più grandi (Apple, Microsoft, Amazon, Google e Facebook ) hanno un peso complessivo di oltre il 20%.

Indici price-weighted

Il peso di ciascuna società all’interno di questi indici è direttamente proporzionale al prezzo delle sue azioni. L’indice price-weighted più noto è sicuramente il Dow Jones Industrial Average. Questo tipo di indice presenta una criticità. Il prezzo delle azioni di un’azienda dipende dal numero di azioni emesse dall’azienda. È possibile che una società più piccola emetta un numero di azioni sensibilmente minore rispetto ad una più grande, perciò il prezzo delle azioni della società piccola può essere maggiore di quelle della società grande. Questo può produrre delle distorsioni all’interno di un indice price-weighted, in quanto una società più piccola può assumere un rilievo maggiore rispetto ad una più grande. Se non vi fosse chiaro il meccanismo per cui il prezzo delle azioni di un’azienda dipende dal numero totale di azioni in cui è suddivisa l’azienda stessa, vi invitiamo a leggere la nostra guida sulle azioni.

Investire negli indici azionari

Per molti investitori, investire in un indice potrebbe essere estremamente conveniente. Si potrebbe infatti puntare su un Paese o su un settore senza aver bisogno di scegliere le singole azioni, ma acquistando semplicemente un paniere di titoli che ne rappresenti l’andamento generale. In questo modo è possibile ottenere un’esposizione a numerose azioni, ottenendo una vasta diversificazione all’interno del proprio portafoglio. Trattandosi semplicemente di un valore di riferimento, di una media aritmetica, non è possibile acquistare un indice. Tuttavia, esistono alcuni strumenti che consentono di investire in un certo indice, replicandone la performance in modo più o meno fedele.

Acquistare tutti i titoli dell’indice

Una prima opzione potrebbe essere semplicemente l’acquisto di tutti i titoli che compongono l’indice, nella stessa proporzione. Questa soluzione però è fortemente sconsigliata. Le commissioni di acquisto (e successivamente di vendita) di un ampio numero di titoli andrebbe ad erodere la maggior parte di un eventuale guadagno. Il periodico aggiornamento dei titoli dell’indice, inoltre, incrementerebbe ulteriormente i costi di commissione, erodendo ancora di più i margini di profitto.

Fondi indicizzati ed ETF

I fondi indicizzati e gli ETF sono strumenti inventati appositamente per consentire l’investimento in indici azionari. Si tratta di quote di un fondo di investimento che compra semplicemente tutte le azioni che compongono l’indice, nelle stesse proporzioni. Per questo motivo, sono definiti fondi a gestione passiva, differenziandosi dai fondi a gestione attiva in cui il gestore seleziona i singoli titoli al fine di ottenere una performance superiore a quella di un indice. Questi fondi sono strumenti molto convenienti, perché presentano costi di gestione decisamente bassi, soprattutto confrontandoli a quelli dei fondi a gestione attiva (che spesso non riescono neppure a offrire rendimenti maggiori).

Valore delle quote di un fondo

Il valore di una quota di un fondo è pari al valore totale del fondo diviso per il numero delle quote. Il valore del fondo, detto anche Net Asset Value (NAV), è pari alla somma del valore delle azioni al suo interno. Ciò significa che se il prezzo delle azioni in media sale, salirà anche il valore del fondo, e di conseguenza anche quello di ciascuna sua quota.

Fondi indicizzati

Gli index funds sono una tipologia di fondi di investimento. La loro caratteristica principale è, come già detto, la gestione passiva: sono costruiti in modo da avere una performance quanto più simile possibile ad un indice di riferimento. Questi strumenti funzionano come un qualsiasi fondo di investimento. Alla fine di ogni giornata di mercati aperti, viene stabilito il valore del fondo, e di conseguenza delle sue quote. Le quote possono essere scambiate solamente a fine giornata, quando i mercati sono chiusi.

ETF

Gli ETF (Exchange Traded Funds) funzionano in maniera leggermente diversa. Si tratta sempre di fondi passivi, ma le quote di un ETF sono scambiate ogni giorno in Borsa, in modo del tutto simile alle azioni. È proprio la negoziazione in Borsa la principale differenza rispetto agli index funds. Perciò è possibile acquistare le quote di un ETF solamente quando i mercati finanziari sono aperti, ad un prezzo che varia ogni secondo.

Acquistare quote di un index fund o di un ETF è pressoché identico. A fine giornata, così come nel lungo periodo, la performance dei due fondi sarà pressoché identica, e rispecchierà quella dell’indice di riferimento. Questi strumenti sono particolarmente indicati per gli investitori meno esperti e per coloro che vogliono investire in azioni senza voler impiegare una gran quantità di tempo a selezionare i singoli titoli.

Strumenti derivati

Infine, si può investire in un indice anche attraverso strumenti derivati, come CFD, opzioni e futures. I CFD replicano la performance di un altro strumento, che può essere un’azione, un indice, o una commodity come l’oro o il petrolio. I CFD sono utilizzati per effettuare operazioni di trading, mentre non sono assolutamente adatti ad un investimento di lungo periodo perché presentano dei costi di commissione elevati. Le opzioni e i futures sono invece strumenti piuttosto complessi, utilizzati da operatori esperti a fini speculativi o di copertura delle perdite.

ATTENZIONE. QUESTA GUIDA HA UNO SCOPO PURAMENTE INFORMATIVO. FINANCENTRAL E L’AUTORE NON SONO CONSULENTI FINANZIARI E QUANTO DESCRITTO NON RAPPRESENTA IN ALCUN MODO UN CONSIGLIO DI INVESTIMENTO. INVESTIRE RICHIEDE CONOSCENZA E COMPORTA IL RISCHIO DI PERDERE UNA PARTE O TUTTO IL PROPRIO CAPITALE.

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